Dopo l'esperienza comunale e le prime esperienze signorili, un fatto importante è costituito dai "capitula" di Nicolò V del 1447. Essi posero fine ai precedenti confusi rapporti tra il governo signorile bolognese e la Santa Sede, definendo l'ambito e i limiti dell'autonomia cittadina. I magistrati locali come gli anziani ed i sedici riformatori dello Stato di libertà, continuarono a tenere il governo della città, condividendone però la gestione con il legato, rappresentante della sovranità papale. Né i magistrati cittadini, né il legato potevano deliberare alcuna cosa senza il reciproco consenso. I "capitula" che, con successive modifiche e successive conferme, ebbero secolare durata, stabilivano un governo che si suole definire "misto", basato su una collaborazione che si rivelerà però più ideale che reale. E dipenderà dalle circostante locali, o connesse con quelle centrali, dalle personalità dei singoli legati o dal peso politico acquistato dai magistrati cittadini, la prevalenza ed il rispettivo ridimensionamento dei rappresentanti del potere centrale o del potere locale. Nel 1513, in forza di una bolla di Leone X, fu istituito il senato. Da tale organo dipendevano o ad esso si ricollegavano tutte le magistrature cittadine