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 Genève

Livello di descrizione: fondo
Consistenza:  mazzi 123, voll. 3 e fascc. 3
Estremi cronologici:  (secc. XII-XVIII)
Mezzi di corredo:  Inventario parziale sec. XVIII

Nota archivistica
Il fondo archivistico riflette, nelle diciannove categorie in cui risulta articolato, i diversi aspetti e momenti della politica sabauda verso Ginevra. Gli atti hanno pertanto riferimento alle pretese avanzate dai Savoia in relazione al governo politico della città, ai diritti ed alle attribuzioni effettivamente esercitate in conseguenza del visdonnato, all'amministrazione dell'episcopato, alle vertenze territoriali tra i due Stati, ai negoziati relativi alla preparazione del trattato del 1754 ed alla sua applicazione ed infine all'intervento militare e diplomatico del regno di Sardegna in occasione della rivoluzione ginevrina del 1782.
Nel fondo risultano altresì compresi due volumi di Relazioni concernenti Ginevra contenenti memorie, pareri e lettere relative alla conclusione del citato trattato di Torino, nonché una copia manoscritta della " Chronique de Genève " (sec. XVIII) di Michel Rozet

informazioni storico-istituzionali

Nota storica
La città di Ginevra, soggetta ab antiquo al governo vescovile, non entrò mai a far parte dello Stato sabaudo. Su di essa si appuntarono tuttavia fin dal sec. XIII le mire espansionistiche dei Savoia. Nel 1287 il conte Amedeo V, occupato manu militari il castello situato sull'isola al centro del Rodano, otteneva dal vescovo ginevrino la carica di vicedominus episcopale, a cui era connesso l'esercizio di funzioni amministrative e giurisdizionali. La presenza sabauda in Ginevra si ampliava ulteriormente nel sec. XV a seguito dell'acquisizione tra il 1402 ed il 1405 della contea del Genevese. Essa si traducevo a partire dal 1444 in effettivo controllo politico.
In tale data il duca Amedeo VIII, assurto al pontificato con il nome di Felice V (antipapa), si riservava infatti l'amministrazione dell'episcopato vacante per la morte del titolare Franeois de Metz. Dopo la sua rinuncia alla tiara, i Savoia mantennero, grazie alle prerogative loro riconosciute dal pontefice Niccolò V con l'indulto del 10 genn. 1452, il controllo sulle nomine episcopali e quindi, indirettamente, il governo della città. Tale vincolo veniva rescisso con l'affermazione della riforma in Ginevra nel 1536. Permanevano tuttavia i progetti espansionistici sabaudi, che davano luogo a ripetuti incidenti. Il trattato di Torino del 3 giu. 1754 tra la repubblica di Ginevra ed il regno di Sardegna, definendo i confini tra i rispettivi territori, ristabiliva le relazioni diplomatiche tra i due Stati

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