Le principali scuole (confraternite) laicali veneziane erano quelle originariamente dei battuti, in seguito distinte come scuole grandi. Le prime quattro ebbero origine tra il 1260 e il 1308 a scopo devozionale, di mutua edificazione, assistenza e beneficenza, esercitata in vario modo verso i confratelli ed anche all'esterno. A queste se ne aggiunsero poi altre due e finalmente altre tre ad esse equiparate. Soggette, come ogni altra associazione, all'autorità del consiglio di dieci, rimasero ad esso sottoposte anche quando, agli inizi del Cinquecento (1507 nov. 10, 1508 mag. 11), le scuole minori passarono sotto la giurisdizione dei
provveditori di comun
; nel 1622, 31 ott., il consiglio istituì l'apposita magistratura degli
inquisitori e revisori sopra le scuole grandi
, resi stabili nel 1627, 23 sett., per il controllo amministrativo-finanziario.
Per le funzioni svolte le scuole grandi, le cui cariche erano riservate al ceto cittadinesco e mercantile, esclusi i patrizi, rivestivano grande importanza sotto il profilo sociale e per certi aspetti anche politico, ed erano espressione della potenza e della ricchezza della città che adornarono di sontuosi edifici e opere d'arte. Erano altrettanto importanti in campo economico-finanziario, per gli ingenti patrimoni gestiti grazie a eredità e legati e alle numerose commissarie e per l'attività di tipo quasi bancario, sviluppata ricevendo denari a censo dietro garanzia ipotecaria alle stesse condizioni dei depositi in zecca (" capitali a livello ", " strumentati ", in quanto il contratto si stipulava con atto notarile) e mediante prestiti all'erario (pubbliche imprestanze), oltre al pagamento delle imposte, nei momenti di emergenza.
Anch'esse cessarono di esistere in applicazione dei decreti eversivi napoleonici del 25 apr., 1806 (avocazione dei beni) e 26 mag. 1807 (proibizione di ogni confraternita e associazione laicale) , a parte la sorte particolare della Scuola di S. Rocco .
Per le funzioni svolte le scuole grandi, le cui cariche erano riservate al ceto cittadinesco e mercantile, esclusi i patrizi, rivestivano grande importanza sotto il profilo sociale e per certi aspetti anche politico, ed erano espressione della potenza e della ricchezza della città che adornarono di sontuosi edifici e opere d'arte. Erano altrettanto importanti in campo economico-finanziario, per gli ingenti patrimoni gestiti grazie a eredità e legati e alle numerose commissarie e per l'attività di tipo quasi bancario, sviluppata ricevendo denari a censo dietro garanzia ipotecaria alle stesse condizioni dei depositi in zecca (" capitali a livello ", " strumentati ", in quanto il contratto si stipulava con atto notarile) e mediante prestiti all'erario (pubbliche imprestanze), oltre al pagamento delle imposte, nei momenti di emergenza.
Anch'esse cessarono di esistere in applicazione dei decreti eversivi napoleonici del 25 apr., 1806 (avocazione dei beni) e 26 mag. 1807 (proibizione di ogni confraternita e associazione laicale) , a parte la sorte particolare della Scuola di S. Rocco .