Comune di Fermo
Livello di descrizione: fondo
Consistenza: bb., pacchi, voll. e regg. 1.430 ca
Estremi cronologici: (1349-1808, con docc. fino al 1826); regg. e voll. pergamenacei 9 (1252-1602, con docc. in copia dal 977: secc. XIII 3, XIV-XVII 6); pergg. 2.176 (1169-sec. XIX, con docc. in copia dal 1010: secc. XII 13, XIII 639, XIV-XIX 1.524). Il fondo comprende anche docc. sciolti
Mezzi di corredo: Repertorio-regesto 1624 e indice sec. XVIII dell'archivio diplomatico; inventari, elenchi e schedari parziali 1960-1979
Nota archivistica
Le traversie subite nel corso dei tempi dall'archivio storico del comune di Fermo, causa di notevoli e gravi perdite di materiale documentario, sono state esaurientemente narrate dal Tabarrini, dal Trevisani, dal Fracassetti, dal Mazzatinti e dal Filippini, citati in bibliografia, i quali hanno anche messo in luce, in modo particolare,la consistenza e la ricchezza qualitativa dell'archivio diplomatico.
Questo, detto anche archivio antico o priorale o segreto, fu organizzato, nella struttura che ha conservato fino ad oggi, tra il 1623 e il 1624 da Michele Hubart, un belga di Liegi esperto paleografo, il quale, chiamato a Fermo da Roma per riordinare le scritture della città, effettuò la ricognizione di tutti i documenti pergamenacei e di un certo numero di documenti cartacei, li ordinò per luoghi, li numerò progressivamente e, dando di ciascuno il relativo regesto in lingua latina, li catalogò in un repertorio manoscritto, terminato di compilare nel 1624. Risultò un complesso di 2.364 documenti dal 1169 - e in copia dal 977 - al 1621, che egli chiamò archivium vetus civitatis Firmi.
Attualmente l'archivio diplomatico consta di 2.339 documenti (ne risultano mancanti 25), dei quali 1.976 sono pergamene dal 1169 al 1621, con documenti in copia dal 1010,9 sono registri e volumi pergamenacei dal 1252 al 1602, con documenti in copia dal 977, e 354 sono registri, volumi e documenti cartacei dal 1349 al 1614.
Sullo scorcio del sec. XVIII Giuseppe Nicola Erioni rielaborò e trascrisse in ordine cronologico il repertorio dell'Hubart, compilando un index archivii prioralis Firmi in due volumi manoscritti. Il repertorio dell'Hubart (detto anche " il tedesco ") e l'indice dell'Erioni sono i due preziosi mezzi di corredo dell'archivio diplomatico Il resto del fondo è rimasto sempre senza alcun mezzo di corredo e solo in parte sommariamente ordinato in serie, fino al momento del suo deposito nella sezione.
Attualmente questa parte è formata da circa 1.050 volumi e registri dal 1380 al 1808, con seguiti fino al 1826, da 22 buste di materiale sciolto da riordinare, da 4 pacchi di frammenti cartacei, in gran parte del sec. XIV, e da 200 pergamene di varia provenienza, dal 1262 al sec. XIX, ancora da esaminare ed inventariare.
La consultazione dei volumi della serie Consigli e cernite, relativi agli anni dal 1380 al 1599, è facilitata dagli ampi transunti in lingua latina che ne fece nel sec. XVIII Antonio Maria Marino in una rubrica manoscritta in tre volumi.
Il fondo comprende tra l'altro
informazioni storico-istituzionali
soggetto produttore
Nota storicaDopo aver conquistato l'autonomia comunale sullo scorcio del sec. XII, Fermo si dette liberi ordinamenti con i quali nei secoli immediatamente successivi resse se stessa e governò il suo stato, pure tra le lotte intestine e il succedersi delle signorie
[È documentata l'esistenza di una organizzazione di governo e di statuti fin dalla prima metà del sec. XIII. A noi sono giunti, nelle edizioni a stampa del sec. XVI, gli statuti elaborati tra la fine del 1379 e il 1380. Una rubrica di questi statuti, intitolata de officio cancellarii, stabiliva dettagliatamente gli obblighi del cancelliere del comune per la tenuta dei registri e delle scritture del suo ufficio]
Il potere legislativo spettava a tre consigli, depositari della sovranità del comune: il consiglio generale,il consiglio speciale e la cernita; la giustizia era nelle mani del podestà
[ Cfr. R.DE MINICIS, Serie cronologica degli antichi signori, de' podestà e rettori di Fermo dal sec. VIII all' anno 1550 e dei governatori... dal 1550 al 1855, Fermo 1855]
e del capitano del popolo; i principali organi del potere esecutivo erano i priori, il gonfaloniere di giustizia e i regolatori. Nel sec. XVI, quando si fecero più incalzanti la presenza e l'azione dell'autorità pontificia, Fermo finì col perdere ogni autonomia politica: dal 1550 la Chiesa governò direttamente la città e il suo Stato per mezzo dapprima del cardinal nipote, poi, stabilmente dal 1692, di un dicastero appositamente istituito, la congregazione fermana, ed infine, soppressa quest'ultima nel 1761, di un governatore prelato.
La città conservò l'autonomia amministrativa e gli antichi ordinamenti che durarono fino all'età napoleonica, anche se ormai privi del potere che avevano espresso in passato.
In questo periodo, a partire appunto dalla seconda metà del sec. XVI, sorsero e presero importanza alcune particolari congregazioni, dette " adunanze ", che, affiancando e coadiuvando i consigli, prendevano in esame e trattavano ciascuna affari relativi a una determinata materia, e le cui risoluzioni venivano poi portate nei consigli stessi per l'approvazione
Bibliografia
BIBL.: MAZZATINTI,Archivi, II, pp.126-154; Archivi 1952, p. 630; Archivi Marche, pp. 70-71.
M. TABARRINI, Sommario cronologico di carte fermane anteriori al secolo XIV , in Cronache della città di Fermo, pubblicate ed illustrate da G.DE MINICIS, Firenze 1870, pp. 291-580 [per la storia dell'archivio si veda in particolare la prefazione alle pp. 293-296]; G. TREVISANI, Sulla istituzione di un museo archeologico a Fermo e sull'ordinamento del suo archivio storico diplomatico, Fermo 1898, pp. 12-16; C. FRACASSETTI, La biblioteca comunale e l'archivio diplomatico in Fermo, Ascoli Piceno 1898, p. 6 [il saggio è stato pubblicato con il titolo: Biblioteca comunale, archivio diplomatico e musei annessi, in G. CASTELLI, L'istruzione nella provincia di Ascoli Piceno, ivi 1899, pp. 563-566]; P.F. KEHR, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, p. 139; F. FILIPPINI Archivi marchigiani, in Atti e memorie della deputazione di storia patria per le Marche, n.s., VII (1911-1912), pp. 375-386; S. PRETE, I magistrati dell' " Officium maleficiorum" a Fermo nel sec. XV (1447-1496)in Studia picena, XXVIII (1960), pp.1-27; W. HAGEMANN, Fondi documentari sconosciuti nelle Marche, ibid., XXIX (1961), pp.. 108-109; D. PACINI, Il codice 1030 dell'archivio diplomatico di Fermo, Milano 1963; E. LODOLINI, Gli archivi delle Marche con cenni particolari sulle fonti per la storia de medioevo marchigiano, in Atti e memorie della deputazione di storia patria per le Marche, s. VIII, IV (1964-1965), fasc. 2, [per Fermo] p. 257 [nota di G. MORICHETTI relativa ad Ascoli Piceno]