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 Abbazia di S. Stefano

Livello di descrizione: fondo
Consistenza:  bb. 16, filze 2 e pergg. 583
Estremi cronologici:  (971-1797: secc. X 2, XI 65, XII 80, XII 138, XIV-XVII 298)
Mezzi di corredo:  Inventario sommario

Nota archivistica
Le buste contengono bolle e brevi papali, ma soprattutto pergamene relative a compravendite, locazioni, livelli, enfiteusi, donazioni, promesse, convenzioni, placiti, sentenze ed altro

informazioni storico-istituzionali

soggetto produttore
Abbazia di S. Stefano, Genova
Nota storica
Nel 972 il vescovo di Genova Teodolfo riedificò e ingrandì la chiesa, già antichissimo monastero femminile e la costituì in abbazia, affidandola ai monaci di S. Benedetto e facendola parrocchia di pochi abitanti fuori città. Arricchitasi per donazioni fatte da facoltosi personaggi, il suo dominio si estese fin sopra il territorio della diocesi di Albenga  [Nel comune di Portovenere in provincia di La Spezia]  su alcuni monasteri (come S. Stefano, S. Maurizio di Villaregia, S. Maria di Pompeiana) sui quali l'abate di S. Stefano esercitava i diritti sovrani di un principe. Nei 1405 fu da Bonifacio IX convertita in commenda. Nel 1529 l'abate commendatario Giovanni Matteo Gilberto vi chiamò i monaci olivetani, che vi risiedettero fino al 1776, allorquando fu assegnata a sacerdoti secolari

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