soggetto produttore
La denominazione qui usata fa riferimento all'intero apparato della corte e alle sue articolazioni amministrative, compresa l'azienda creata nel 1730. La suddivisione dei servizi in casa, camera e scuderia risale agli statuti di Amedeo VIII del 1430
[AS TORINO, Corte, Biblioteca antica, Decreta seu statuta vetera]
Il gran maestro aveva la direzione del personale e dei servizi relativi alla casa vera e propria. Il gran ciambellano svolgeva le medesime funzioni per la camera, ossia per tutto ciò che concerneva la persona del principe.
Dal grande scudiere infine dipendevano le scuderie, il personale ad esse addetto e i paggi.
All'elemosiniere era affidata la direzione spirituale della casa reale. Con Emanuele Filiberto venne creato il consiglio della casa [Ibid., camerale, art. 259, parag. 2, mazzo 1, n. 3; Duboin, t. VIII, vol. X, pp. 111-120] che riuniva periodicamente i " grandi " e il maggiordomo di quartiere, assistiti dal tesoriere, dal controllore e dal segretario della casa. Altri ufficiali potevano essere chiamati a parteciparvi. Il consiglio aveva competenza in materia di personale ed era organo consultivo e di controllo. Doveva, fra l'altro, garantire l'approvvigionamento di quanto necessario alla corte. Nelle " Memorie " del 25 febbr. 1680 [Ibid., pp. 133-227] tra le cariche di corte risulta quella di intendente della casa istituita per l'amministrazione economica. Il 12 nov. 1698 [Ibid., pp. 517-522] un'istruzione ducale ridefinì le competenze del consiglio e quelle dei singoli suoi componenti: le regie costituzioni dell'11 apr. 1717 [Ibid., pp. 593-596] e regolamenti " pel governo economico delle aziende " del 28 giu. 1730 [Ibid., pp. 661-670] dettero nuova sistemazione alla corte sabauda. Il gran ciambellano, il gran mastro della casa e il gran scudiere dovevano garantire il corretto ed efficiente funzionamento del settore di rispettiva competenza. La gestione economica della real casa era affidata all'intendente generale che dipendeva direttamente dal re. Presso l'ufficio dell'intendenza era tenuta la cassa del tesoriere, soggetta alla ispezione di un controllore particolare del controllo generale. L'intendente redigeva il bilancio generale delle spese e lo presentava poi al consiglio. Esaminava e sottoscriveva i recapiti, già firmati dal " grande " competente per materia, e ne ordinava infine la spedizione che veniva peraltro effettuata a nome del " grande ". Proponeva inoltre, udito il parere del " grande " il personale subalterno per i posti vacanti iscritti in bilancio
Dal grande scudiere infine dipendevano le scuderie, il personale ad esse addetto e i paggi.
All'elemosiniere era affidata la direzione spirituale della casa reale. Con Emanuele Filiberto venne creato il consiglio della casa [Ibid., camerale, art. 259, parag. 2, mazzo 1, n. 3; Duboin, t. VIII, vol. X, pp. 111-120] che riuniva periodicamente i " grandi " e il maggiordomo di quartiere, assistiti dal tesoriere, dal controllore e dal segretario della casa. Altri ufficiali potevano essere chiamati a parteciparvi. Il consiglio aveva competenza in materia di personale ed era organo consultivo e di controllo. Doveva, fra l'altro, garantire l'approvvigionamento di quanto necessario alla corte. Nelle " Memorie " del 25 febbr. 1680 [Ibid., pp. 133-227] tra le cariche di corte risulta quella di intendente della casa istituita per l'amministrazione economica. Il 12 nov. 1698 [Ibid., pp. 517-522] un'istruzione ducale ridefinì le competenze del consiglio e quelle dei singoli suoi componenti: le regie costituzioni dell'11 apr. 1717 [Ibid., pp. 593-596] e regolamenti " pel governo economico delle aziende " del 28 giu. 1730 [Ibid., pp. 661-670] dettero nuova sistemazione alla corte sabauda. Il gran ciambellano, il gran mastro della casa e il gran scudiere dovevano garantire il corretto ed efficiente funzionamento del settore di rispettiva competenza. La gestione economica della real casa era affidata all'intendente generale che dipendeva direttamente dal re. Presso l'ufficio dell'intendenza era tenuta la cassa del tesoriere, soggetta alla ispezione di un controllore particolare del controllo generale. L'intendente redigeva il bilancio generale delle spese e lo presentava poi al consiglio. Esaminava e sottoscriveva i recapiti, già firmati dal " grande " competente per materia, e ne ordinava infine la spedizione che veniva peraltro effettuata a nome del " grande ". Proponeva inoltre, udito il parere del " grande " il personale subalterno per i posti vacanti iscritti in bilancio