albero raccoglitore

 Catasto sabaudo

Livello di descrizione: fondo
Consistenza:  cartelle 579, voll. 145, mazzi 19 e rotoli 201
Estremi cronologici:  (1702-1793, con docc. dal 1534)
Mezzi di corredo:  Elenchi delle località

Nota archivistica
Il catasto geometrico-particellare sabaudo settecentesco, o catasto antico, affianca la rappresentazione cartografica (mappe) rilevata con criteri di omogeneità e di alta precisione tecnica agli elenchi descrittivi delle proprietà (registri catastali). La creazione di uno strumento f scale così moderno e raffinato, pur con i limiti di una non completa copertura delle province piemontesi, consente di raggiungere finalità conoscitive del territorio dello stato in funzione amministrativa, politico-economica e militare. L'impresa, voluta da Vittorio Amedeo II nel quadro di una vasta politica di razionalizzazione e rafforzamento dello Stato, diretta tra l'altro a limitare i privilegi e le immunità nobiliari ed ecclesiastiche, prende l'avvio il 14 mag. 1698  [Duboin, t. XX, vol. XXII, p. 178]  con la misura generale dei territori delle comunità, seguita dalla valutazione globale dell'attitudine dei beni a produrre reddito, coronata infine dalla redistribuzione del carico fiscale tra le comunità (perequazione generale) approvata con regio editto 5 mag. 1731  [Ibid., p. 199] 
La documentazione di tale prima fase della riforma fiscale amedeana è da cercare negli archivi dell'Ufficio generale delle finanze ( Prima archiviazione, Perequazione del Piemonte ; Seconda archiviazione, Tasso Piemonte, Monferrato e province di nuovo acquisto e Seconda archiviazione, Stati tasso sussidio, tributo e debiture ) e nelle Materie economiche dell'Archivio di corte . Invece i libri delle misure generali e degli estimi delle province del Piemonte costituiscono l'allegato I, di questo fondo, mentre i verbali di delimitazione dei confini delle comunità e di pubblicazione delle mappe trovano collocazione nell'allegato L.
Pur senza giungere all'abbandono del tradizionale meccanismo dell'imposta di ripartimento (secondo il quale lo stato fissa annualmente il suo fabbisogno finanziario e poi ne ripartisce l'onere tra le comunità che a loro volta vi fanno fronte con i propri redditi comprese le contribuzioni dei proprietari) la riforma fiscale amedeana consente di raggiungere finalità di maggiore equità fiscale non solo tra le comunità ma anche tra i singoli contribuenti, incentivando inoltre la conduzione più redditizia dei beni. A tal fine il biglietto 5 mar. 1739
 [Ibid., p. 9]  prescrive le norme cui debbono attenersi le comunità i cui vecchi catasti non siano in grado di adempiere alle esigenze perequative.
Nel rinnovare i propri catasti in conformità alle nuove regole, le comunità, sotto la sorveglianza degli intendenti, producono una documentazione riconducibile essenzialmente alle seguenti tipologie: libri catastali (elenchi alfabetici di proprietari con dettaglio dei beni da ciascuno posseduti); mappe (rappresentazioni geometriche del territorio comunale).
Le mappe sono conservate negli allegati A e C. Le prime, pervenute dagli archivi delle intendenze (dalle quali furono ritirate - negli anni della Restaurazione - le copie dei precedenti catasti esistenti presso le singole comunità) agli archivi del Ministero delle finanze, direzione generale delle contribuzioni dirette, furono da quest'ultimo versate all'AS Torino. Le seconde, provenienti dall'archivio della Camera dei conti, cui dovevano essere consegnate in copia dalle comunità, furono versate tramite il medesimo canale ministeriale all'Archivio torinese. I volumi contenenti gli elenchi delle particelle per ordine numerico e per ordine alfabetico di proprietario sono conservati negli allegati D ed E.
L'allegato D contiene i catasti relativi alle mappe dell'allegato A, per i circondari di Torino, Biella  [In provincia di Vercelli]  Ivrea, Pinerolo, Susa, Cuneo, Mondovì  [In provincia di Cuneo]  Saluzzo  [In provincia di Cuneo]  Alessandria, Novi, Vercelli, Novara, Voghera  [In provincia di Pavia]  e Alba  [In provincia di Cuneo] 
L'allegato E contiene tre diversi nuclei documentari. Un gruppo di libri catastali antichi (dal 1534) acquisiti nel corso delle operazioni di perequazione generale; un secondo gruppo di libri catastali redatti nella contea di Nizza in forza dell'editto 15 genn. 1702  [AS Torino, Archivio di corte, Materie giuridiche, Editti, 1701-1702, n. 122, f. 37]  da parte dei proprietari dei beni posseduti e del loro presunto reddito); ed infine un terzo gruppo di libri catastali redatti nel corso di tutto il sec. XVIII secondo il citato biglietto del 1739, che costituiscono corredo delle mappe conservate nell'allegato C

informazioni storico-istituzionali


vai sul padreprecedenteprossimovai al primo figlio
vai