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 PRINCIPATO VESCOVILE DI TRENTO

Livello di descrizione: fondo complesso

Nota archivistica
L'Archivio ha avuto una prima organizzazione agli inizi del sec. XIII, al tempo del vescovo Federico vanga, di cui rimane il Liber sancti Vigilii, detto anche codice vanghiano, nel quale vennero trascritti i più importanti documenti dal 1082.
Esso venne trasferito nel castello del Buon Consiglio quando il vescovo Egnone vi stabilì la sua residenza. Nel 1407, dopo che il principato era passato in gran parte sotto l'amministrazione degli Asburgo, venne deciso il trasferimento di molti documenti a Innsbruck; ma nel secolo seguente, per interessamento del principe vescovo Bernardo Clesio, tornarono nuovamente nel castello del Buon Consiglio. Con l'ultima secolarizzazione del 1803, l'archivio venne trasferito in Austria e diviso tra Vienna ed Innsbruck; nel 1806, per le clausole del trattato di pace di Presburgo, la documentazione conservata ad Innsbruck fu assegnata alla Baviera e fu riportata, non completamente, ad Innsbruck quando il Tirolo fu ripreso dall'Austria. La restituzione a Trento, come si è detto, è avvenuta dopo la prima guerra mondiale; diversi documenti, in particolare quelli trattenuti a Monaco, non sono però stati restituiti.
Il materiale recuperato fu provvisoriamente sistemato nel castello del Buon Consiglio e, quasi subito, trasferito nel palazzo dell'ex seminario vescovile, destinato a sede dell'Archivio di Stato.
Durante il secondo conflitto mondiale i fondi furono nuovamente portati, per motivi di sicurezza, nel castello del Buon Consiglio; in un secondo tempo vennero suddivisi in varie località (Povo, Albiano, Baselga di Pinè e Campo Tures).
Alla fine della guerra, tra il 1945 e il 1946, si procedette al loro recupero e alla definitiva sistemazione nel palazzo dell'ex seminario vescovile.
L'archivio ha assunto la struttura attuale nel corso dei secoli: la sezione latina e la Sezione tedesca si rifanno alle due segreterie, che appartenevano alla cancelleria fin dalla fine del sec. XV. Comprendono i documenti più antichi, già dal sec. XIII raccolti in capsae  [Le capsae sono cassette di legno larghe cm. 29 e profonde cm. 44, nelle quali i documenti sono conservati in camicie cartacee, disposti in senso verticale con il recto verso l'esterno ]  e ripartiti per materia: sciolte le serie originarie, a ciascuna materia corrispondevano documenti selezionati e promiscui, di qualsiasi provenienza, e non solo della cancelleria. A questo nucleo primitivo si aggiunsero, ad opera del Clesio, i Libri feudali, in cui erano stati trascritti, per una sicura conservazione, i documenti più importanti.
Il Clesio fin dalla sua elezione si adoperò per organizzare l'archivio onde garantirsi contro manomissioni o perdite e, nel contempo, si diede alla ricerca di documenti di sicura spettanza della cancelleria o che potevano spettarle; quando non poté rivendicarli da possessori, per colmare le lacune, cercò di ottenere delle copie. Tale opera, continuata dai suoi successori, diede luogo ad inevitabili miscellanee e, quando queste non vennero rifuse in un nuovo ordinamento per materia, a nuove accessioni: così le miscellanee degli atti di cancelleria raccolte nei Libri copiali e nei Libri dietali e la Corrispondenza clesiana e madruzziana.

informazioni storico-istituzionali

soggetto produttore
Principato vescovile di Trento
Nota storica
Con diploma di Corrado II il Salico, datato 31 maggio 1027, venne confermato al vescovo Udalrico il comitato tridentino, cui si univa, dalla fine del sec. XII, il titolo di principe. Il vescovo aveva seggio e voto nella dieta del sacro Romano Impero  [S. KÖGL La sovranità dei vescovi di Trento e Bressanone, Trento 1964 ]  " Dux et iusticiarius in terra sua " era nel principato il supremo signore feudale e poteva concedere a sua volta privilegi e investiture nonché confermare gli statuti delle città e delle comunità minori. Aveva fra l'altro il diritto di convocare le diete territoriali (placita), di imporre tributi, il privilegio di consentire o meno alla costruzione di castelli e alla costituzione di associazioni, nonché l'esclusivo diritto di salvacondotto (ius conductus).
Accanto ai suoi diritti sovrani si poneva l'obbligo di vassallaggio verso l'imperatore e quindi il dovere di partecipare alle imprese militari dell'impero (Reichsheerfahrt) e al consiglio aulico imperiale (Reichshoftag)  [J. FICKER Vom Reichsfürstenstände. Forschungen zur Geschichte der Reichsverfassung zunächst im 12. und 13. Jahrhundert, herausgegeben und bearbeitet von P. Puntschart, Innsbruck 1911 ]  Assistito da un vicedomino il vescovo si avvaleva del consiglio di una " curia vassallorum ", composta da canonici, da feudatari e giuristi.
Il consiglio aulico divenne poi il supremo organo politico-amministrativo negli affari più importanti del principato e la magistratura più alta in sede di appello: solo per cause eccedenti una somma cospicua (500 fiorini d'oro) si poteva fare appello al tribunale supremo dell'impero (a Spira, poi a Wetzlar). Per l'amministrazione ecclesiastica era competente un apposito ufficio mentre numerosi altri magistrati erano preposti a specifici compiti.
Al governo della città di Trento e ai comuni della pretura interna era preposto un magistrato consolare, composto di un capo console e sei consoli, oltre che di un cancelliere, un procuratore e un tesoriere. Competente in materia civile e criminale nell'ambito della pretura era un podestà.
Nel 1407, in seguito ad una rivolta popolare, alla città di Trento fu riconosciuta una " carta degli editti e delle provvisioni ": privilegi che divennero poi la base degli statuti del 1527.
Il potere e l'azione dei principi vescovi furono affiancati e talvolta limitati dal capitolo della cattedrale di Trento.
La sempre crescente ingerenza del capitolo nell'amministrazione del principato si concretizzò nella transazione del 25 giugno 1635, stipulata con il vescovo Carlo Emanuele Madruzzo alla presenza dei commissari imperiali. Con essa era ufficialmente sanzionata la compartecipazione del capitolo al governo del principato e ridimensionato all'interno il potere del principe vescovo, già menomato e ridotto da fattori esterni
Bibliografia
BIBL.: Principato vescovile. passim; CASETTI passim. B. BONELLI,Monumenta Ecclesiae Tridentine, III, p. II, Trento 1765, pp. XX; D. SCHÖNHERR (von), Die Archive in Tyrol: I. Allgemeines. II Das Statthalterei-Archiv zu Innsbruck, in Mitteilungen der k.k. Central-Commission fur Kunst - u. historische Denkmale, n.s., X (1884), pp. 59-71; XI (1885), pp. 45-58, 103-109; M. MAYR Das k.k. Statthalterei-Archiv zu Innsbruck, in Mitteilungen der dritten (Archiv-) Section der k.k. Central-Commission zur Erforschung u. Erhaltung der Kunst - u. historischen Denkmale, II, Wien 1894, pp. 141-211; G. DOMINEZ,Regesto cronologico dei documenti, delle carie, delle scritture del principato vescovile di Trento esistenti nell'i.r. Archivio di Corte e di Stato in Vienna, con un'Appendice di documenti inediti, Cividale 1897; S. PILATI I principi tridentini ed i conti del Tirolo, Riva 1899; C. BERNARDI,Le prerogative del principato di Trento nei riguardi della contea del Tirolo, in I quattro vicariati, XIII (1969), n. 1, pp. 16-24; H. VOLTELINI (von), Giurisdizione signorile su terre e persone nel Trentino medievale, Trento 1981; A. ZIEGER, Storia della regione tridentina,Trento 1981, 2a edizione

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