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Con diploma di Corrado II il Salico, datato 31 maggio 1027, venne confermato al vescovo Udalrico il comitato tridentino, cui si univa, dalla fine del sec. XII, il titolo di principe. Il vescovo aveva seggio e voto nella dieta del sacro Romano Impero
[S. KÖGL La sovranità dei vescovi di Trento e Bressanone, Trento 1964 ]
" Dux et iusticiarius in terra sua " era nel principato il supremo signore feudale e poteva concedere a sua volta privilegi e investiture nonché confermare gli statuti delle città e delle comunità minori. Aveva fra l'altro il diritto di convocare le diete territoriali (placita), di imporre tributi, il privilegio di consentire o meno alla costruzione di castelli e alla costituzione di associazioni, nonché l'esclusivo diritto di salvacondotto (ius conductus).
Accanto ai suoi diritti sovrani si poneva l'obbligo di vassallaggio verso l'imperatore e quindi il dovere di partecipare alle imprese militari dell'impero (Reichsheerfahrt) e al consiglio aulico imperiale (Reichshoftag) [J. FICKER Vom Reichsfürstenstände. Forschungen zur Geschichte der Reichsverfassung zunächst im 12. und 13. Jahrhundert, herausgegeben und bearbeitet von P. Puntschart, Innsbruck 1911 ] Assistito da un vicedomino il vescovo si avvaleva del consiglio di una " curia vassallorum ", composta da canonici, da feudatari e giuristi.
Il consiglio aulico divenne poi il supremo organo politico-amministrativo negli affari più importanti del principato e la magistratura più alta in sede di appello: solo per cause eccedenti una somma cospicua (500 fiorini d'oro) si poteva fare appello al tribunale supremo dell'impero (a Spira, poi a Wetzlar). Per l'amministrazione ecclesiastica era competente un apposito ufficio mentre numerosi altri magistrati erano preposti a specifici compiti.
Al governo della città di Trento e ai comuni della pretura interna era preposto un magistrato consolare, composto di un capo console e sei consoli, oltre che di un cancelliere, un procuratore e un tesoriere. Competente in materia civile e criminale nell'ambito della pretura era un podestà.
Nel 1407, in seguito ad una rivolta popolare, alla città di Trento fu riconosciuta una " carta degli editti e delle provvisioni ": privilegi che divennero poi la base degli statuti del 1527.
Il potere e l'azione dei principi vescovi furono affiancati e talvolta limitati dal capitolo della cattedrale di Trento.
La sempre crescente ingerenza del capitolo nell'amministrazione del principato si concretizzò nella transazione del 25 giugno 1635, stipulata con il vescovo Carlo Emanuele Madruzzo alla presenza dei commissari imperiali. Con essa era ufficialmente sanzionata la compartecipazione del capitolo al governo del principato e ridimensionato all'interno il potere del principe vescovo, già menomato e ridotto da fattori esterni
Accanto ai suoi diritti sovrani si poneva l'obbligo di vassallaggio verso l'imperatore e quindi il dovere di partecipare alle imprese militari dell'impero (Reichsheerfahrt) e al consiglio aulico imperiale (Reichshoftag) [J. FICKER Vom Reichsfürstenstände. Forschungen zur Geschichte der Reichsverfassung zunächst im 12. und 13. Jahrhundert, herausgegeben und bearbeitet von P. Puntschart, Innsbruck 1911 ] Assistito da un vicedomino il vescovo si avvaleva del consiglio di una " curia vassallorum ", composta da canonici, da feudatari e giuristi.
Il consiglio aulico divenne poi il supremo organo politico-amministrativo negli affari più importanti del principato e la magistratura più alta in sede di appello: solo per cause eccedenti una somma cospicua (500 fiorini d'oro) si poteva fare appello al tribunale supremo dell'impero (a Spira, poi a Wetzlar). Per l'amministrazione ecclesiastica era competente un apposito ufficio mentre numerosi altri magistrati erano preposti a specifici compiti.
Al governo della città di Trento e ai comuni della pretura interna era preposto un magistrato consolare, composto di un capo console e sei consoli, oltre che di un cancelliere, un procuratore e un tesoriere. Competente in materia civile e criminale nell'ambito della pretura era un podestà.
Nel 1407, in seguito ad una rivolta popolare, alla città di Trento fu riconosciuta una " carta degli editti e delle provvisioni ": privilegi che divennero poi la base degli statuti del 1527.
Il potere e l'azione dei principi vescovi furono affiancati e talvolta limitati dal capitolo della cattedrale di Trento.
La sempre crescente ingerenza del capitolo nell'amministrazione del principato si concretizzò nella transazione del 25 giugno 1635, stipulata con il vescovo Carlo Emanuele Madruzzo alla presenza dei commissari imperiali. Con essa era ufficialmente sanzionata la compartecipazione del capitolo al governo del principato e ridimensionato all'interno il potere del principe vescovo, già menomato e ridotto da fattori esterni