Il piano di governo varato col citato decreto 28 ag. 1814 gli attribuiva l'amministrazione delle imposte indirette e il carico delle spese alle quali il sovrano intendeva destinarne il prodotto (quelle di massima che, secondo l'anacronistica concezione di Francesco IV, erano da considerarsi " attinenti ai servigi " del principe
[
Cfr. T. BAYARD DE VOLO, op. cit., t. I, p. 150, e t. II, p. 116 ] esercito, governo, giustizia, postedogane, occorrenze straordinarie, ecc.). Col menzionato decreto II ag. 1848, e successivi chirografi, venne stabilito invece che il ministero delle finanze, cui venivano trasferite altresì le competenze relative al debito pubblico, esigesse direttamente tutte le rendite e le entrate dello Stato, esercitando il proprio controllo anche sulla stessa
azienda camerale
, e somministrasse a beneplacito del duca i fondi agli altri dicasteri per far fronte alle spese di rispettiva competenza
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Cfr. in proposito G. BERTUZZI, La struttura amministrativa... cit., nota 10 a p. 61 ] Fu soltanto da questo momento, tra l'altro, che si cominciò a parlare di un bilancio unico dello Stato e non solo delle singole amministrazioni; talché, come è stato osservato di recente
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A. SPAGGIARI, Documenti riguardanti la Lunigiana nell'Archivio di Stato di Modena, in Cronaca e storia della Val di Magra, V (1976), pp. 169-176 ] il dicastero cosi ristrutturato veniva ad assorbire " tutte le funzioni riguardanti le finanze, il bilancio e il tesoro ". Tra le varie ripartizioni in cui si articolava, grande importanza rivestiva naturalmente la ragioneria, attorno alla quale gravitavano diversi uffici e commissioni operanti nell'ambito stesso del ministero